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Favola di Biancaneve

Un giorno, la regina di un reame di là dalle montagne stava ricamando accanto a una finestra con la cornice d'ebano. Era pieno inverno e nevicava forte. La regina alzò gli occhi per osservare i fiocchi che danzavano nell'aria, si punse un dito, e sulla neve del davanzale caddero tre gocce di sangue. Il contrasto era così bello che la regina mormorò:
— Potessi avere una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue, con i capelli neri come l'ebano della finestra!
Qualche mese dopo, alla regina nacque una bambina con capelli d'ebano e guance bianche come la neve e rosse come il sangue. La chiamarono Biancaneve. Ma la regina morì nel darla alla luce. .
Passò un anno, e il re riprese moglie: una donna bellissima, ma
crudele e ambiziosa, che si curava solo della sua bellezza. Da un mago aveva avuto uno specchio magico, ed ogni giorno lo interrogava:

Specchio, specchio delle mie brame, dimmi chi è
la più bella del reame!

E lo specchio rispondeva:

In tutto il mondo, regina cara,
della tua non esiste bellezza più rara.


Passò il tempo. Biancaneve crebbe, sempre più bella. E un giorno lo specchio magico, alla solita domanda della regina, rispose
con la voce cupa:

La tua figliastra è ormai la più bella.
Splende il suo viso come una stella.


Divorata dall'invidia e dalla gelosia, la regina chiamò uno dei suoi fidi, e gli ordinò di portare la figliastra nel bosco e ucciderla.
Come prova della missione compiuta, voleva il cuore di Biancaneve.
Il cacciatore obbedì, ma quando fu nel folto del bosco, non ebbe il coraggio di alzare il coltello su quella bellissima fanciulla che non aveva mai fatto del male a nessuno, e la lasciò fuggire. Poi uccise un daino, gli tolse il cuore e lo portò alla perfida regina che esultò.
Adesso era di nuovo lei la più bella del regno!
Intanto Biancaneve fuggiva nel bosco, ansiosa di allontanarsi il più possibile dalla matrigna. Gli animali selvaggi le passavano accanto senza farle male, i rami degli alberi si piegavano per lasciarla passare.
Verso sera, quando ormai non si reggeva più in piedi per la stanchezza, Biancaneve vide in una radura una minuscola casetta, ed entrò, per riposarsi un poco. Si guardò intorno, e trasecolò: c'era una tavola apparecchiata con sette piattini, sette bicchierini, sette cucchiaini e sette forchettine. E, in fondo alla stanza, erano allineati sette lettini con le coperte candide.
Biancaneve aveva fame e sete: assaggiò un cucchiaio di minestra da ogni piattino, bevve un sorso di vino da ogni bicchierino, e si sdraiò su tutti i lettini finché non ebbe trovato quello più morbido. Si distese, e cadde in un sonno profondo.
A notte alta tornarono i padroni di casa: sette nani che lavoravano in una miniera di diamanti nelle viscere della montagna. Appena entrati, videro subito che dalle scodelle mancava un po' di minestra, che i bicchieri di vino non erano più colmi, e i lettini spiegazzati.
Nell'ultimo, poi, giaceva addormentata una fanciulla con capelli d'ebano e guance bianche come la neve e rosse come il sangue.
— Quanto è bella! — sussurrarono, in coro. — E quanto deve essere stanca, per dormire così!
Decisero di non disturbarla: il nano padrone del lettino occupato dalla fanciulla, avrebbe passato la notte su una poltrona.
La mattina seguente, al risveglio, Biancaneve si vide circondata da sette visi barbuti, e si spaventò. I nani la rassicurarono subito: era
un'ospite graditissima.
— Come ti chiami? — le chiesero.
—Biancaneve.—
— E in che modo sei arrivata sono a qui, nel cuore del bosco?
Biancaneve raccontò tutto: della crudele matrigna, del suo ordine di ucciderla, del buon cacciatore che invece l'aveva lasciata fuggire, della scoperta della casina nel bosco.
— Resta qui, se ti fa piacere — le disse il nano più vecchio.
— Potresti cucinare, cucire, tenere in ordine la casa mentre noi siamo sul monte a lavorare. Attenta, però: prima o poi la tua malvagia matrigna scoprirà che sei qui, perché certamente ha poteri magici. E se ti trova... Non lasciar entrare mai nessuno!
E cominciò così per Biancaneve una vita nuova, laboriosa.
E la matrigna? Era felice, convinta che nessuno potesse insidiare H suo primato .di bellezza. Ma un giorno, tanto per fare qualcosa, le venne l'idea di interrogare lo specchio magico.

Specchio, specchio delle mie brame, dimmi chi è
la più bella del reame!

E lo specchio rispose, con voce cupa:

Nel bosco, in casa dei nani, o regina,
c'è Biancaneve, più bella di prima!


La regina capì subito che il cacciatore l'aveva ingannata, e decise di correre ai ripari: non doveva esistere, in tutto il regno, una donna più bella di lei! Si tinse il viso di nero, si coprì i capelli, e vestita da vecchia merciaia, irriconoscibile, cominciò a vagare per il bosco finché non riuscì a trovare la casetta dei nani. Bussò alla porta, e a Biancaneve che ingenuamente le aprì, offrì la sua mercanzia. Alla fanciulla piacque soprattutto una magnifica cintura dai mille colori.
— Voglio allacciartela io, per farti un vitino di vespa — disse la falsa merciaia con un brutto sorriso.
 

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