<< Pagina Precedente Pagina 2 di 2
E la allacciò così stretta, ma così stretta che Biancaneve si sentì
soffocare e cadde a terra come morta. La matrigna fuggì. Poco dopo giunsero
i nani. Si spaventarono nel vedere Biancaneve rigida e immobile proprio come
morta. Il nano più giovane, però, notò la cintura troppo stretta e subito la
tagliò. Biancaneve tirò un gran
respiro, il colore le tornò sulle guance, e trovò la forza di raccontare la
brutta avventura.
— Quella perfida merciaia era la regina travestita — dissero subito i nani.
— Non avresti dovuto lasciarla entrare. Sii più prudente in futuro.
Intanto, la scellerata regina, tornata alla reggia, era corsa ad interrogare
lo specchio. Figurarsi la sorpresa, quando si sentì ripetere:
Nel bosco, in casa dei nani, o regina,
c'è Biancaneve più bella di prima!
Dunque, il suo piano era fallito! Non le restava che tentare di nuovo. Si
travestì ancora da vecchia, ma con abiti e trucco diversi, e bussò di nuovo
alla casetta dei nani.
— Non posso aprire a nessuno — le disse Biancaneve, dalla finestra a
pianterreno.
— Ti piace questo pettine? Se vuoi, posso passartelo per la finestra, senza
che tu apra la porta — insinuò la vecchia.
Il pettine era così bello che Biancaneve non seppe resistere alla
tentazione, e lo prese, sporgendosi dalla finestra. Ma il pettine era
avvelenato e, non appena se lo fu appuntato sui capelli, cadde a terra,
come morta, mentre la finta vecchia fuggiva sghignazzando. Stavolta
Biancaneve era perduta per sempre!
Per fortuna arrivarono i nani, videro il pettine tra i capelli di
Biancaneve, lo strapparono via... e subito la loro prediletta si sentì bene
e si mise a raccontare tutto. I nani le ripeterono di stare in
guardia, di non aprire la porta, di non accettare niente da nessuno.
Biancaneve promise. Ma il giorno seguente, quando vide giungere una
contadina dall'aria gentile, che depose sul davanzale della finestra una
mela meravigliosa, senza dire una parola, solo sorridendo con la bocca
sdentata, come avrebbe potuto sospettare che si trattava della matrigna,
avvertita ancora una volta dallo specchio magico che anche il secondo
tentativo di uccidere la figliastra era andato a vuoto?
Così, Biancaneve addentò golosamente la mela sugosa. E, prima ancora di aver
inghiottito il boccone cadde a terra: questa volta era proprio morta, e a
nulla valsero le cure prodigate dai nani, al loro ritorno dalla montagna.
Sul suo corpo non trovarono né cinture troppo strette né pettini avvelenati,
e neanche ferite di nessun genere.
Biancaneve sembrava dormire, non aveva perduto i suoi colori, ed era tanto
bella che i buoni nanetti non vollero seppellirla nella terra umida. La
vegliarono per sette giorni, poi un nano ebbe un'idea.
Costruiamo una bara di cristallo, per la nostra Biancaneve, così potremo
vederla sempre!
La bara di cristallo venne costruita e portata in cima alla montagna; sul
coperchio, a lettere d'oro, c'era il nome: BIANCANEVE FIGLIA DI RE. I nani
decisero che l'avrebbero vegliata giorno e notte. E, insieme al nano di
turno, c'erano spesso gli animali del bosco, daini, cervi, scoiattoli,
lepri, che piangevano Biancaneve.
Nel suo castello, la malvagia regina interrogava di tanto in tanto lo
specchio magico:
Specchio, specchio delle mie brame, dimmi chi è
la più bella del reame!
La risposta era sempre uguale:
In tutto il mondo, regina mia cara,
no, non esiste bellezza più rara!
Biancaneve sembrava dormire, nella bara di cristallo, il viso bianco come la
neve e rosso come il sangue incorniciato dai capelli color ebano. Bella come
quando era viva.
Un giorno passò sulla cima del monte un giovane principe che andava a
caccia. Vide Biancaneve morta, se ne innamorò immediatamente e chiese ai
nani di portare con sé la bara di cristallo. L'avreb-
be pagata mille, e mille e mille ducati d'oro. Non la vendiamo per tutto
l'oro del mondo — ribatterono i
nani energicamente.
Allora regalatemela! Sento che se non avrò sempre vicina la fanciulla della
bara di cristallo, morirò anch'io.
E nella voce del principe c'era tanto dolore, tanta disperazione, che i nani
si commossero.
- E va bene, l'avrai. Ti aiuteremo a portarla a valle. -
Con la bara in spalla, si misero in viaggio. Ma, mentre scendevano giù per
un ripido pendio, uno dei nani inciampò in un sasso e fu sul punto di
cadere. Si riprese appena in tempo. Ma lo scossone fece sì
che il pezzo di mela avvelenata che Biancaneve aveva ancora in bocca,
saltasse fuori. Subito la fanciulla spalancò gli occhi, sospirò, e balzò a
sedere, stupita.
- Che succede? Dove sono? -
Il principe e i nani, quasi pazzi di gioia, le spiegarono l'accaduto.
E il principe aggiunse che amava Biancaneve con tutto il suo cuore e
intendeva sposarla. Biancaneve acconsentì subito, felice, e la sera stessa
era a palazzo reale, accolta dalla corte al completo.
L'indomani partirono gli inviti per le nozze. E tra gli invitati c'era anche
la perfida matrigna, ignara che la futura sposa fosse proprio la figliastra
che lei credeva morta da tempo. Si vestì con l'abito più sontuoso, mise
tutti i suoi gioielli, poi, prima di partire, volle interrogare lo specchio.
Specchio, specchio delle mie brame, dimmi chi è
la più bella del reame!
E lo specchio:
Nel regname la più bella sei tu,
ma la sposa lo è molto di più.
Verde di rabbia, la regina si precipitò alla cerimonia di nozze. E quando
vide che la sposa era l'odiata Biancaneve, il cuore le scoppiò per la rabbia
e lo spavento. Il suo corpo venne portato via ed i festeggiamenti non si
interruppero neanche per un attimo.
Quanto ai nani, invitati d'onore, mangiarono, cantarono e ballarono per tre
giorni e tre notti, poi tornarono alla loro casetta e alla miniera di
diamanti nelle viscere della montagna.
<< Pagina Precedente Pagina 2 di 2

Stampa questa pagina