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Racconto di Patrizia Ambrosini

In un paese lontano, sulle rive del grande oceano, i pescatori con le loro barche affrontavano ogni giorno le onde minacciose per pescare un po' di pesce.
Con loro partiva sempre Medjo, un giovane dai capelli rossi, forte e coraggioso che i pescatori avevano soprannominato “Figlio del mare”.
Medjo non aveva una barca sua e il suo sogno più grande era proprio quello di possedere un veloce battello da pesca tutto suo per affrontare da solo il mare aperto.
In attesa che questo sogno si avverasse, egli seguiva i pescatori in mare, li aiutava a tirare su le reti cariche di pesci, oppure scompariva tra le onde nuotando sempre più lontano dalla riva.
Quando tornava sulla spiaggia, tutti i bambini del paese gli si facevano intorno per sentire i racconti delle meraviglie nascoste nel mare.
“Oggi ho visto una conchiglia grande come la piazza del paese con dentro una perla bianchissima, che si è chiusa appena una squalo si è avvicinato.” disse Medjo.
“E non ti ha mangiato lo squalo ?” chiese un ragazzino
“No, perchè mi sono nascosto in un bosco di alghe insieme a tanti pesciolini colorati” rispose
“Come mai lo squalo non vi ha visti'” chiese un'altro
“Noi siamo stati più veloci di lui a nasconderci e poi lui si è arrabbiato ed è andato via”
Il giorno dopo ci fu una grande tempesta, le onde erano molto alte e minacciose e le navi furono costrette a fermarsi nel piccolo porto del paese.
Davanti a quelle splendidi navi Medjo pensava: “se potessi avere un veliero come quello, con le vele bianche come la neve e navigare per l'oceano !! sarei l'uomo più felice della terra, vivrei sempre in mare!!”
Proprio da quel veliero scese il Re per cercare un rifugio per la notte e vedendo quel giovane dai capelli rossi incantato a guardare la sua nave, gli si avvicinò e gli disse:
“Ti piaccion le mie navi vero?
“Certo, farei qualsiasi cosa per averne una tutta per me”
“Bene, ti cederò la mia nave, quella più grande con le vele bianche come la neve, se riuscirai a ripescare il mio tesoro che la tempesta ha trascinato sul fondo del mare, proprio lì all'imbocco del porto.”
Medjo accettò la prova, raggiunse la punta estrema del porto e si tuffò nel mare in tempesta.
“non ce la farà mai” pensavano i vecchi pescatori, nessuno sopravvive a una tempesta come questa”.
Tuttavia rimasero lì ad aspettare con una punta di speranza.
I minuti passarono lentissimi.
Medjo intanto aveva raggiunto il fondo del mare; la tempesta agitava le acque cosi forte che riusciva a spostare perfino alcune conchiglie che si erano incastrate sul fondo.
Era buio, non si vedeva niente, l'acqua era torbida e il giovane aveva ancora poca aria nei polmoni poi avrebbe dovuto risalire in superficie altrimenti sarebbe morto.
Stava per darsi per vinto, quando un grasso delfino che si era adagiato sul fondale, si mosse.
Medjo vide un grosso forziere semiaperto dal quale, con la poca luce che ogni tanto filtrava, splendevano alcuni oggetti d'oro.
Era il tesoro del re.
I pescatori sulla spiaggia se ne stavano tornando nelle loro case quando all'improvviso videro qualcosa che stava spuntando dalle onde bianche di schiuma: era Medjo, il giovane dai capelli rossi, che nuotava verso il porto tenendo stretto a sé il forziere del re.
“E' lui!! ce l'ha fatta! Ce l'ha fatta!” gridavano i pescatori e i bambini, mentre tutti accorrevano al porto per aiutare il giovane tanto coraggioso a tirare a riva il tesoro del Re.
Il re come promesso, diede al giovane il suo bellissimo veliero.
Adesso anche Medjo, il figlio del mare, aveva una nave e la più bella che avesse mai potuto desiderare.
Avrebbe realizzato così tutti i suoi sogni da marinaio.



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