Favola
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— Evviva! — gridò Hánsel.
E si precipitò a sgranocchiare un pezzo di tetto mentre Gretel si riempiva la
bocca di focaccia, ridendo. A quel punto, una vocetta stridula gridò
dall'interno della casina:
-Chi il tetto mordicchia, e le pareti rosicchia?-
Per niente spaventati, i bambini risposero:
- E' il vento di primavera che soffia mattina e sera!-
E continuarono a rimpinzarsi beatamente. Ma d'un tratto la porta della casetta
si spalancò e ne uscì una vecchia zoppa e bruttissima che si appoggiava a una
stampella. Hánsel e Gretel si spaventarono, ma la vecchia rivolse loro un gran
sorriso con la sua bocca sdentata.
— Non abbiate paura, bambini cari. Vedo che siete affamati, tanto da
distruggermi la casa. Entrate! Vi preparerò una cenetta.
La cena fu davvero squisita, e deliziosi i morbidi lettini preparati dalla
vecchia per Hánsel e Gretel, che si addormentarono, felici. Non sapevano, i
poverini, che quella vecchia tanto gentile era una strega ghiottissima di
bambini. Proprio per attirare bambini aveva costruito la casetta di marzapane,
zucchero e focaccia, ed ora si stropicciava le
mani, soddisfatta.
— Eccoli in mio potere, non possono più sfuggirmi. Sono un po' magri, però.
Bisognerà provvedere.
La bambina pianse, pregò, implorò, invano. La strega era stufa di aspettare.
La mattina seguente Gretel accese il fuoco e vi pose sopra il paiolo colmo
d'acqua, mentre la strega si occupava di scaldare il forno. Per cuocere il pane,
disse, ma per la verità voleva cuocere arrosto la povera Gretel. Hánsel, invece,
lo avrebbe cucinato a lesso.
Quando il forno fu ben caldo, la strega disse a Gretel:
— Entraci dentro, e senti se è caldo al punto giusto per il pane.
Ma Gretel aveva capito tutto e non cadde nel tranello.
Come si fa a entrare nel forno? — chiese con aria ingenua. -Sei proprio una
sciocca: guarda me!
E cacciò la testa nel forno. Gretel allora, rapida come un fulmine le dette una
spinta, la infilò dentro, chiuse lo sportello col catenaccio.
E la strega malvagia bruciò fino all'ultimo ossicino.
Gretel corse nel sotterraneo e liberò il fratello. Si abbracciarono, piansero
lacrime di gioia, poi, non avendo più niente da temere, esplorarono la casa
della strega. Che cosa non trovarono! Cofani pieni di pietre preziose, forzieri
traboccanti di perle...
Luccicano più dei miei sassolini — disse Hánsel. — Ne porterò un po' a casa.
E si riempì le tasche di perle. Gretel invece col suo grembiulino fece un
sacchetto colmo di diamanti, rubini e smeraldi. Poi lasciarono la casa della
strega e si inoltrarono nel bosco, ma non sapevano da che parte dirigersi.
Cammina, cammina, si trovarono davanti a un grande fiume.
Come lo attraverseremo? — si impensierì Gretel. — Non vedo ponti da nessuna
parte. E non ci sono neanche barche — aggiunse Hánsel. — Ma laggiù vedo
un'anitra. Chissà che non voglia aiutarci.
Gridò, ma l'anitra era lontana e sembrava non sentirli. Allora Hànsel cantò una
canzoncina:
Anitra bella dalle bianche piume,
vuoi aiutarci a passare il fiume?
Siamo sfuggiti a una strega cattiva.
Anitra bella, su, vieni a riva!
L'anitra bianca si avvicinò docilmente. Hánsel le salì sul dorso, e fece cenno
alla sorella di imitarlo.
— No — disse Gretel. — Uno alla volta, per non affaticare troppo questa brava
bestiola.
E così fecero. Uno alla volta attraversarono il fiume in groppa all'anitra poi,
dopo averla ringraziata calorosamente, ripresero il
cammino. Dopo un po', si accorsero che conoscevano quella parte del bosco. Una
volta avevano fatto legna in quella radura, una volta erano andati a cercar
funghi in quel fossato...
Finalmente, in lontananza, scorsero la capanna del taglialegna.
Spiccarono la corsa, spalancarono la porta, e caddero tra le braccia del padre
che, esterrefatto, non sapeva se ridere o piangere.
Quanti rimorsi lo avevano torturato da quando aveva abbandonato i suoi figli nel
bosco! Quanti sogni orribili avevano turbato le sue notti! Ogni boccone di pane
che mangiava gli andava di traverso
Unica fortuna, la cattiva matrigna che lo aveva costretto a sbarazzare dei
bambini, nel frattempo era morta.
Hánsel vuotò le tasche di tutte le perle che vi aveva riposto Gretel sciolse il
grembiulino e lasciò cadere per terra una pioggia di pietre preziose. Ora non
c'era più da temere ne miseria né carestie. Infatti, da quel giorno, il
taglialegna e i suoi figli vissero nell'abbondanza, senza un pensiero al mondo.
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