Copyright © Fiabelandia.it
Info Privacy



Racconto di Pietro Luigi Garavelli

 

A mia Moglie Micaela
ed alle mie tre Bimbe
Elisabetta, Angelica e Maria Giovanna
.
 


INTRODUZIONE

Dopo tanti anni passati a pubblicare lavori inerenti alla propria professione di medico infettivologo, recentemente mi sono dedicato a scrivere alcuni saggi e racconti storici .
Qualche mese fa, in una fredda notte invernale, per motivi noti solo all’ inconscio, ho sognato una favola e al risveglio, ancora fresco il ricordo, l’ho riportata velocemente su un quadernetto .
E come tutti i padri che hanno figli, ed io ho Elisabetta di quattro anni, la sera stessa ho avuto modo di raccontarla.
Credevo che tutto fosse finito….
Ma i bimbi sono imprevedibili e da diverse settimane la mia piccola chiede insistentemente che le racconti di nuovo la favola sognata .
Per fortuna sono riuscito a trovare gli appunti e con l’aiuto di mia moglie Micaela ad ordinarli nel racconto organico che segue a disposizione, grazie ad un volenteroso Editore, di tutte le mie figlie e dei bambini in generale .
 

Le dieci Piume - Una favola per bimbi

Tanti, tanti anni fa, in un piccolo e ridente paese sulla cima di una dolce collina, in una bella e spaziosa casa, viveva Tobia circondato dall’amore dei suoi genitori.
Tobia era quello che si può dire un bel bambino giusto per l’età, non troppo magro né troppo grasso, con due occhi azzurri che brillavano sotto folti e ricci capelli biondi.
Era stata la gioia dei suoi genitori che avutolo in tarda età, non avevano più potuto regalargli un fratellino.
E così Tobia pur avendo tutto quello che un bimbo potesse desiderare ogni tanto si faceva prendere dalla solitudine e come abitudine guardava fuori dalla finestra l’ampia pianura verde che si estendeva dai piedi della collina .
Una di queste mattine Tobia affacciato alla solita finestra vide scendere dal cielo gonfiata da un dolce venticello primaverile una candida piuma, lunga come un braccio di un fanciullo di qualche anno .
Tobia non ci pensò sopra un istante, uscì di casa, corse nel giardino, prese la penna al volo e si sentì sollevato…..
Era la piuma che lo stava portando in cielo sempre più in alto mentre la sua casa ed il suo paese si facevano più piccoli fino a scomparire alla vista .
Non si sa come ma improvvisamente la piuma alla quale era aggrappato il piccolo atterrò su un meraviglioso prato verde smeraldo in cui giocavano tanti bambini come lui.
Tutti gli corsero incontro ed uno fra loro gli disse “Meno male che hai trovato la penna del nostro grande uccello magico, non sai da quanto tempo la aspettiamo! Ogni anno l’ uccello perde una piuma che deve essere riportata da un bambino. Se ciò non avvenisse il nostro mondo rapidamente morirebbe, il cielo sarebbe solcato da nubi nere, la terra inaridirebbe e ci sarebbe un unico lungo inverno. Fermati a giocare qui con noi “.
Tobia consegnò la penna a quel ragazzino e senza indugiare iniziò a divertirsi con tutti gli altri, come se fosse stato lì e conoscesse loro da sempre.
Poi esausto si addormentò al fresco sotto un albero e si risvegliò a casa nel suo letto.
Pur ritrovandosi nella sua abitazione in compagnia dei suoi genitori e delle cose più care ebbe una sensazione di nostalgia e non abbandonò mai la speranza di ritornare nel paese incantato.
Da allora tutte le mattine Tobia prese l’abitudine di affacciarsi sempre a quella finestra sul giardino in attesa della piuma bianca…..
Così all’inizio di altre otto primavere la meravigliosa penna scese nel giardino di Tobia, che la riportò sempre nel mondo dei bimbi e dell’ uccello magico, trascorrendo ogni volta una lieta giornata di giochi .
Non ci fu una decima piuma, poiché Tobia non l’aspettò più nel giardino : il fanciullo era cresciuto e non credeva più nei sogni.
Dopo qualche anno Tobia ebbe una figlia, che chiamò Treccina, dagli occhi azzurri e bionda, ma anche triste e solitaria come era stato lui da piccolo .
Fu allora che Tobia si ricordò della piuma e insieme alla sua bambina presero ad aspettarla tutte le mattine guardando alla solita finestra….
Finché un giorno di primavera ecco scendere la grande penna candida : il padre non indugiò un attimo, prese la figlia ed entrambi si attaccarono alla piuma magica.
Tobia e Treccina furono sollevati in cielo e raggiunsero la terra fatata, ormai irriconoscibile al papà.
Si era in pieno inverno, i prati erano secchi, il cielo scuro ed i bimbi intirizziti si scaldavano intorno a fuochi improvvisati.
Da un capannello di fanciulli si alzò il solito ragazzino, rimasto sempre tale nonostante fossero passati tanti anni, che usualmente veniva incontro a Tobia
“Sei finalmente arrivato con la decima piuma ! Sono tanti anni che ti aspettiamo .... Nel frattempo il nostro uccello magico si è ammalato e tutto sta andando in rovina. Presto dammi la penna bianca ! “
Tobia la porse al ragazzo, il quale la riportò al volatile incantato.
In un battibaleno la vita riprese: il cielo divenne azzurro, i prati si ricoprirono di erba dal verde intenso e tutti i bambini con Tobia e Treccina ripresero a giocare felici.
Al termine della giornata padre e figlia si addormentarono ed al risveglio si ritrovarono abbracciati felici nel loro letto.
Da allora Treccina ad ogni primavera attende sempre quella piuma candida, che una volta all’ anno la riporta per un giorno nel modo incantato dei bimbi giocosi e del bianco uccello.



Pagina 1 di 1

Stampa questa pagina