Copyright © Fiabelandia.it
Info Privacy



Racconto di Patrizia Ambrosini

Tanto tempo fa il merlo era bianco come il latte, così quando volava alto nel cielo si confondeva con le nuvole e quando stava per terra si confondeva con la terra innevata.
Un giorno, una gazza, una vera ladra,si posò sul ramo di un pino carico di neve, senza far caso al fatto che il merlo era poco distante. Credendo di non essere osservata, cominciò a graffiare la corteccia dell'albero e a darle piccoli colpi con il becco, nel quale stringeva ben saldo un oggetto brillante.
“Ehilà, gazza! Cosa stai combinando a quel povero pino?” chiese incuriosito il merlo.
La gazza, che credeva di essere sola. Non capì da dove provenisse quella voce e per poco, per lo spavento, non cadde giù.
“Quanti misteri!” ridacchiò il merlo. - fammi vedere un po' cosa volevi nascondere sotto la corteccia! - le si avvicinò e si accorse che si trattava di un bellissimo anello d'oro, finemente cesellato, che brillava nella penombra dell'albero.
“Come mi piacerebbe averne uno simile, “-fischiò “Dove lo hai trovato?.-”
alla gazza sfuggì un sospiro. Quel merlo era proprio un bel curioso!
“lontani, molto lontano, “ rispose. “Bisogna raggiungere le viscere della terra, mio caro, dove abita il Re dei tesori nascosti,
“allora portami laggiù” disse il merlo.
La gazza si avviò e il merlo la seguì. Andarono verso le montagne,poi volarono fino a un grande lago dove si apriva una caverna nera come la notte.
“eccoci arrivati,”sussurrò la gazza. “ascoltami bene: una volta entrato nella caverna, per prima cosa troverai una grande sala piena di rame, poi un'altra piena d'argento, poi una terza piena zeppa d'oro. Nella quarta sala, incontrerai il Re dei tesori nascosti, seduto su un trono di diamanti. Lo riconoscerai perchè indossa una corona di zaffiri, abiti di guada e impugna uno scettro di cristallo. Ha uno sguardo benevolo e ti donerà tutto ciò che gli chiederai.”
Il merlo sbatte le ali, eccitato. “Arrivederci, amica mia, vado subito, “ replicò.
La gazza aggiunse:” Ti raccomando, però di non toccare niente senza avere avuto il permesso del Re, altrimenti ti troverai in un mare di guai!
“ ma si, ma si, “ rispose il merlo entrando nella caverna, “ non temere.”
Laggiù tutto era proprio come aveva spiegato la gazza. Nella prima sala brillavano migliaia di oggetti di un bel colore rame, come tante stelle rosse e dorate, ma il merlo si accontentò di lanciarvi un'occhiata avida. La seconda sala era piena di meravigliosi oggetti in argento purissimo che rischiaravano l'oscurità come tanti fuochi tenui.
Il merlo si fermò per un istante.
Come gli sarebbe piaciuto possedere tutte quelle cose, lui, piccolo uccello bianco! Infine sbucò nella terza sala e fu preso da un capogiro: gli pareva di essere entrato in una foresta di fuoco, da tanto brillava l'oro che copriva le pareti, il soffitto e il pavimento. Lui non credeva ai suoi occhi e pensava con aria sognante:” che favolosi tesori! Si sa che l'oro rende folli e succede perfino agli uccelli! Cos' il merlo scordò i consiglio della gazza e si mise a beccare la sabbia d'oro che ricopriva il pavimento della sala.
Non l'avesse mai fatto! All'improvviso ci fu un boato spaventoso e da una fenditura del terreno si alzò una nuvola d'oro dalla quale uscì una creatura mostruosa.
“Tu hai osato toccare il tesoro del Re senza il suo permesso, miserabile uccellino!” ruggì il terribile guardiano, lanciandosi sul povero merlo con gli artigli sguainati, gli occhi che lanciavano fulmini e la bocca spalancata.
L'uccello, con un fulmineo colpo d'ala, riuscì ad alzarsi in volo e a sfuggire rapidamente, ma non potè evitare l'ultimo alito del mostro, che lo colpì con un fiammata rossa e fumante.
La gazza, che lo stava aspettando all'ingresso della grotta, vedendolo arrivare gli disse :
“ si capisce , eh, che non hai saputo resistere a tutto quell'oro!
“ e come hai fatto ad accorgertene?
“ Prova un po' a specchiarti nel lago.”
Il merlo si sporse sullo specchio d' acqua. Le fiamme gli avevano bruciato le belle piume bianche, che era diventato neo come la notte. Il suo becco, però, era color dell'oro, come la sabbia meravigliosa che aveva beccato. E questo un poco lo consolò.



Pagina 1 di 1

Stampa questa pagina