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Fiaba

 

C'era una volta un bambino chiamato Popi,
un cagnolino che si chiamava Potti,
ed un gatto che si chiamava Pussi.
Una bella notte d'estate Popi disse al cagnolino:
—Potti, sei sveglio? -
-No! — rispose Potti — è notte e sto dormendo. -
-Beh! Io vorrei che tu non stessi dormendo — disse Popi.
—Perché? — sbadigliò Potti.
-Perché — disse Popi accendendo la sua torcia elettrica e dirigendo il raggio su Potti — sto per andare a caccia, e se tu fossi sveglio potresti venire con me! -
-A caccia! — gridò Potti, balzando a sedere. — Oh! mi piace molto cacciare! Andiamo a caccia di un bell'osso per me.-
-No, — Popi disse — andremo a caccia di un orso.-
-Di un orso . . . — Potti sbattè le palpebre. — Io, a caccia di un orso? Oh! Noi Ho proprio l'impressione di aver paura degli orsi. Io torno a dormire. -
-Per favore, non ricominciare a dormire — disse Popi. — Non devi aver paura. Quando troviamo l'orso lo dobbiamo mettere in un sacco.
–Metterlo in un sacco? – esclamò Potti. – Quale sacco? -
-Il tuo, – rispose Popi – quel vecchio sacco che usi come cuccia. -
-E io non dovrei aver paura di un orso nel mio sacco? – insistette Potti.
– Neanche per idea – disse Popi.
–Sei sicuro? – chiese Potti.
–Assolutamente! – rispose Popi.
–Benone! – gridò Potti balzando su. – Se non ho paura, partiamo subito per questa caccia. -
-Ottimo! – concluse Popi spegnendo la torcia. – Ti lascerò portare il sacco. – E via se ne andarono alla caccia dell'orso.
–C'è un chiaro di luna cosí bello che sembra proprio giorno – disse Potti trotterellando al fianco di Popi. – Non abbiamo bisogno affatto della tua torcia. -
-Però ne avremo bisogno, – disse Popi – quando arriveremo nei Luoghi Oscuri. -
- Giusto, – osservò Potti – bada di non perderla, per ... Oooh! -
-Che succede? – chiese Popi.
–Alt! – ordinò Potti, fissando dritto davanti a sé.
-Perché? - chiese Popi.
-Perché bisbigliò Potti – vedo due occhi. -
- Due occhi? – disse Popi. – Due occhi come? -
- Occhi d'orso, credo – spiegò Potti, stringendosi vicino a Popi.
-Dove? – chiese Popi.
-Là dritto, in quel Luogo Oscuro, sotto il cespuglio di lillà – fremette Potti. – Mamma mia, come sono grandi quegli occhi! Deve essere un orso enorme, tremendo. Credo proprio di non voler cacciare piú! -
-E invece tu cacci ancora! – gridò Popi. – Tu tieni il sacco ed io accenderò la mia torcia. -
-Vvvva bene! – acconsenti il povero Potti.
E cosí: «Click» s'accese il lume.
«Svisccc» fu gettato il sacco.
–L'ho preso! – gridò Potti, trascinando il sacco fuori dal cespuglio di lillà. – Un orso enorme, potente! -
-Ma non hai preso un grosso orso, sciocco Potti. Hai preso me! –gridò Pussi il gatto – cosa ti salta in mente di gettare sacchi in testa agli altri? Beh! Che state facendo? -
-Stiamo cacciando un orso! – spiegò Popi.
–E noi abbiamo creduto che tu fossi un orso – aggiunse Potti.
–Ma guarda! Un orso, eh? – brontolò Pussi, liberandosi a fatica del sacco. – Assomiglio tanto a un orso? –
-No, no, naturalmente! - affermò Popi.
-Ma tu sembravi veramente un orso, prima che s'accendesse la luce - protestò Potti.
-Va bene, ma non ero un orso! - sbuffò Pussi. - E ora che si fa? -
-Andremo a caccia ancora un po': ecco tutto! - proclamò Potti.
-Non ti piace andare a caccia di orsi? -
-Niente affatto - disse Pussi. - Ho paura degli orsi. -
-Beh! Io non ne ho per niente - affermò Potti.
-Come mai? - si meravigliò Pussi.
-Perché, - spiegò il cane - Popi farà luce con la sua torcia, quando arriveremo nei Luoghi Oscuri. -
-Capisco! - annui Pussi. - E poi che cosa succede? -
-Poi gli orsi saltano dritto dritto nel sacco. Proprio come hai fatto tu esclamò Potti.
-Fantastico, non credevo che cacciare orsi fosse tosi facile - disse Pussi. - Forse ci verrò anch'io. -
-Benone - replicò Potti. - Puoi portare il sacco. -
-No, grazie - rispose Pussi. - Te lo porti proprio tu il tuo vecchio sacco! Io vengo soltanto come osservatore. -
E via se ne andarono alla caccia dell'orso.
-Vedo occhi ancora - bisbigliò Potti, fiutando attento nel buio.
-Mamma mia, anch'io - tremò Pussi. - Gli orsi hanno occhi verdi?
-Qu ... qu ... questo li ha - disse Potti - accendi la torcia, Popi -
-Click - s'accese la luce. «Svisccc» ... calò il sacco.
-Oh! Ne ho preso uno di sicuro! - gridò Potti.
-Vediamo un po' come è fatto - disse Pussi, aprendo un pochino il sacco.
-E' fatto come una rana, secondo me, - Popi osservò - come una piccola rana verde, con grandi occhi verdi. -
-Beh! Io non voglio nessuna rana! Il mio sacco è solo per orsi, -sbottò Potti, dando al sacco una scossa violenta. - Passa via, tu! -

E tippete, toppete top, fuori saltellò la rana. Poi via se ne andarono Popi, Potti, Pussi a cacciare ancora. Poco dopo arrivarono al giardino.
–Vedi anche tu, quello che vedo io! – mormorò Potti.
–No, – disse secco Pussi, – cosa vedi tu? -
-Vedo piccoli occhi, – rispose Potti fremente – dritto, dritto in mezzo all'aiuola dei cavoli. Deve essere un piccolo orso che mangia cavoli. -
-Sei sicuro che è un orso piccolo? – sussurrò Pussi.
–Sono sicurissimo, sussurrò di nuovo Potti – non è nemmeno grosso come te. -
-Come puoi dirlo? chiese Pussi.
–Perché – rispose Potti – non è nemmeno grosso come un cavolo. -
-Allora, – disse Pussi, strappando via il sacco – guarda bene come lo acchiappo. Accendi la luce, Popi! –
«Click» s'accese la luce. E dentro al sacco ... saltò qualcosa.
– L'ho preso, – urlò Pussi. – £ cosí grosso e feroce che strapperà il sacco a brandelli, se qualcuno non mi aiuta! -
-Ma non è un orso – disse Popi, aprendo un poco il sacco. – Non è feroce! È soltanto un coniglietto. –
–Un coniglio! – esclamò Potti, agguantando il sacco e dandogli un tremendo scossone. – Ho detto che il mio sacco è soltanto per orsi. Tu non sei un orso. Anche tu, passa via! --
Ruzzolò fuori il coniglio, e zumpete-zum, via se ne andò.
–Sono stanco di gettar fuori dal mio sacco animali che non sono orsi – disse Potti, tirando un sospirone e sedendosi per un po' a riposare.
E' già passata la mia ora di fare la nanna e sta venendomi sonno. -
-Anche a me – aggiunse Pussi, sedendosi sull'erba di fianco a Potti.
—Pensi che riusciremo a trovarlo un orso? -
-Certo che no, se non ci sbrighiamo — Popi disse. — La mia pila è agli sgoccioli. L'ultima volta si è accesa a mala pena. -
-Oh, poveri noi! — disse Potti, balzando su. — Non avremo piú luce, quando saremo nei Luoghi Oscuri! -
-Giusto — soggiunse Pussi, alzandosi anche lui. — Faremmo meglio a cacciare ancora un pochino. Su, presto! -
-Ma dove? — gridò Potti.
—Sopra l'amaca; — rispose Popi — non abbiamo ancora cercato là. —
—Oh, quello sí che è un bel posto! — esclamò Potti, gettandosi il sacco sulle spalle e avviandosi all'amaca. — Se troviamo un orso che schiaccia un pisolino, lo pigliamo in un baleno. -
-Se sarà addormentato come noi — acconsenti Pussi — non faremo nessuna fatica! -
-Giusto, — mormorò Potti — gli orsi addormentati son proprio quelli che mi piace acchiappare.
Ma quando cercarono nell'amaca, videro che di orsi non ve n'erano affatto.
—Soltanto cuscini! — disse Potti.
—Un mucchio di vecchi cuscini! — sospirò Pussi.
—Ma c'è qualcosa sotto l'amaca! — gridò Popi, quando tutti e tre erano già ridiscesi a terra.
—Probabilmente solo un altro cuscino — sbadigliò Potti.
—Probabilmente — ripetè Pussi e scrutò attentamente sotto la amaca. — Un cuscino con le orecchie tonde. —
–I cuscini non hanno orecchie – rimbeccò Potti.
–Beh! Questo le ha – disse tremando Pussi.
–0 ... o ... ohimè! Le ha proprio! – tremò anche Potti, guardando a sua volta sotto l'amaca. – Ha persino occhi! -
-P ... p ... Popi – bisbigliò a fatica Pussi – per ... per ... per piacere, accendi la torcia! –
«Click» s'accese la luce. Ma subito dopo scomparve.
–P, buio di nuovo. Non riesco a veder niente – gridò Potti trascinandosi dietro il sacco.
–Nemmeno io! – gridò Pussi, abbracciando Potti stretto stretto. –Cos'è accaduto? -
- La torcia s'è spenta. Ecco, cos'è accaduto! – disse Popi. – Non c'è piú luce. –
–Ohi! Ohi! Ohi! – si lamentò Potti. – Credo d'aver paura! -- Anch'io credo d'aver paura – aggiunse Pussi con voce tremula. –Scappiamo! -
-Ecco, – gridò Potti – scappiamo! -
-Non scappate – li chiamò Popi. – Non dovete aver paura! -
-Perché no? – chiese Potti.
–E' vero. Perché no? – chiese Pussi.
-Perché – spiegò Popi – ho messo l'orso nel sacco. -
-Tu? – disse Potti.
–E al buio?! – esclamò Pussi.
–Certo – disse Popi tenendo il sacco ben stretto. – Cosí ora possiamo proprio tornarcene a letto! -
-Santo cielo! Non è coraggioso, Popi? – Potti esclamò.
–Davvero! – Pussi era d'accordo.
–Oh, no! Non sono affatto coraggioso – sorrise Popi mettendosi il sacco in ispalla.
–Non lo sei? – Potti si meravigliò.
Non credo proprio – rispose Popi.
Perché no? – chiese Pussi.
–Perché – bisbigliò Popi – io porto sempre il mio orso a letto con me. -
-Sul serio? – gridarono ad una voce Potti e Pussi.
–Ma certo, – sorrise ancora Popi – se riesco a trovarlo! -
-E' molto carino che Popi ti abbia reso il tuo sacco, no? – osservò Pussi felice.
—Si, mi par proprio di sí, — acconsenti Potti — anche se era soltanto un orso di pezza! -
—Quello che Popi ha dimenticato sotto l'amaca — sbadigliò Pussi, accoccolandosi pigramente nel sacco per un sonnellino.
—Pussi! — urlò Potti con voce terribile.
—E adesso che c'è? — chiese Pussi annoiato.
—Esci immediatamente dal mio sacco! — comandò Potti, dando a Pussi uno spintone pauroso. — Il mio sacco è solamente per me! —

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