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Racconto di Patrizia Ambrosini

Chi oserebbe oggi prendere in giro il serpente a sonagli?
Tutti sanno che il suo veleno è terribile e che anche un piccolo morso è letale. Ma non sempre è stato così.
Un tempo, il serpente a sonagli non era altro che un grosso verme strisciante, ridicolo o inoffensivo, e tutti si prendevano gioco di lui, uomini e animali, alberi e rocce.
Le stelle, specialmente, non capivano come si potesse essere così vicini alla terra e così lontani dal cielo.
Perché mai dovevano esistere esseri così grotteschi quando si poteva brillare come loro, alte nella notte e scintillanti nel punto più lontano dal firmamento?
Una di loro in particolare, chiamata la Stella Polare, lo scherzava di continuo, senza pietà e ogni notte era un incubo per il povero animale.
“dovresti fuggire nelle viscere della terra, da miserabile verme quale sei, stupido serpentello!”
O ancora “Senza braccia né gambe, non hai né capo né coda, piccolo mostriciattolo!”
E così via. Tutte le notti era un susseguirsi dei peggiori scherni.
Un giorno la Madre Terra ebbe pietà, e chinandosi sul serpente gli disse:
“Non posso darti né zampe, né mani, né ali, ma eccoti due denti pieni di veleno. Utilizzali contro quelli che ti fanno del male.”
Credete che la stella Polare avesse paura? Neppure per sogno! La dispettosa scese perfino dal cielo per accanirsi ancora di più contro il serpente.
“Che due denti ridicoli!” Sghignazzò avvicinandosi fino a toccarlo.
Il serpente andò su tutte le furie e piantò i due denti nella faccia paffuta della stella che, gridando di dolore, con un balzo fuggì in cielo. Non erano poi tanto ridicoli quei denti!
Il veleno era così terribile e il dolore così forte che la stella rimase paralizzata per il resto dei suoi giorni.
La possiamo vedere ancora oggi, assolutamente immobile, sempre nello stesso punto, incurante degli altri astri o del cielo che invece continuano a girare.
Il serpente però non potè godersi a lungo la pace ritrovata perché malgrado i suoi bei denti avvelenati, i cacciatori cercavano di ammazzarlo a bastonate o di infilzarlo con le loro lance.
Riuscì a morderne e a ucciderne molti, ma gli uomini, che non imparano mai dai loro errori, continuarono a dargli la caccia.
Così Madre Terra tornò in suo soccorso..
“Non avrai pace, serpente. Scriverò nel cielo un messaggio per i cacciatori. Così avranno paura di Te e ti lasceranno in pace.” E Madre Terra andò in cielo e mise accanto alla Stella Polare, la prima vittima del serpente, altre stelle come a formare una grande mano.
Se la notte è serena, guardate con attenzione: una delle dita è più corta, per indicare che la stella è stata morsicata dal serpente a sonagli.
Gli uomini seppero così quanto era potente quell’animale e da allora si guardano bene dall’avvicinarlo troppo: perché se è riuscito a mordere una stella così lontana che cosa potrà mai fare a un cacciatore?



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